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Francesco
Antonio Grimaldi - nato a
Seminara nel 1741, morì a Napoli nel 1784 - occupò un posto
particolare in quella vasta schiera di illuministi che animarono
il riformismo napoletano del Settecento. Appartenente a una
nobile famiglia di origini genovesi, e fratello di quel Domenico
autore del Saggio sull'economia campestre per Calabria Ultra,
Francesco Antonio Grimaldi scrisse diverse opere che
comprovarono la sua attenzione ai temi di una filosofia sociale
e civile.
Il suo nome però oltre agli Annali del Regno di Napoli legato
soprattutto a queste Riflessione sopra l'ineguaglianza tra gli
uomini apparse a Napoli tra il 1799 e il 1780, in cui si venne
sviluppando una teoria etico-giuridica della politica e la
lezione di G.V.Vico rimodellata in una compiuta "filosofia
civile". Un'opera di grande valenza e respiro, attenta a tutte
le diverse tensioni della cultura contemporanea, e perciò
articolata nelle sue argomentazioni, sviluppo di un percorso che
si propone di arginare non solo le idee di Rousseau, ma di
costruire una visione solidale di etica, diritto e politica, in
cui "la stessa ragione scientifica riesce a dare forti basi
secondo una realistica scienza dell'uomo che mantiene fisso ed
insuperabile il dato della propria condizione naturale' ".A tal
proposito denunziò la profonda arretratezza dei settori
economici della sua terra e, sull'esempio del Genovesi e dei
riformatori napoletani, propose urgenti riforme nella pratica
utilità del lavoro, considerando la natura come la "salvezza"
dal male umano e l'agricoltura come la principale fonte di vita
della Calabria.
Una Calabria, quella della seconda metà del '700, dilaniata nel
tessuto sociale, sotto il dominio feudale e con una piccola
borghesia rurale che faceva da arbitro dei beni dei braccianti e
dei coloni, e che tentava ad ogni costo di impossessarsi delle
redini economiche, ancora in mano alla nobiltà. La povertà, i
soprusi e gli abusi legati al sistema feudale, il mancato
trapasso della proprietà dal baronato alla borghesia,
l'inefficienza degli apparati burocratici, la mancanza di
progetti riformistici, l'inesistenza di industrie (vi era solo
quella della seta, peraltro in perenne crisi), l'inadeguatezza
dei mezzi, rudimentali ed antiquati, delle pur coraggiose
attività artigianali e le pochissime scuole non lasciavano
indifferenti gli intellettuali calabresi, quasi tutti, come i
fratelli Grimaldi, formatisi nell'ambiente culturale della
capitale del Regno, e che agivano sull'impervio terreno delle
riforme, dall'economia alla politica e allo stato sociale.
La molteplicità dei problemi e delle negatività persistenti
richiedeva l'attenzione di menti eclettiche e l'esperienza di
poliedrici uomini di cultura.
Non a caso Francesco Antonio Grimaldi fu insieme uno storico, un
filosofo, un giureconsulto, un fine sociologo, un politologo. Le
stesse Riflessioni sopra l'ineguaglianza tra gli uomini non sono
altro che una sintesi efficace di variegati impulsi, il frutto
degli studi più disparati, il risultato finale di accurate
ricerche nei vari campi del sapere a riprova della sua profonda
erudizione. L'imponente opera del Grimaldi è una delle più importanti
testimonianze della tensione intellettuale con cui i calabresi
partecipavano, seppure in ritardo, al dibattito illuminista del
Settecento. E non poteva essere più felice la scelta di affidare
la presentazione e la cura di quest'attesa riedizione delle
Riflessioni a Franco Crispini, ordinario di Storia della
Filosofia all'Università della Calabria, nonché Preside della
Facoltà di Lettere e Filosofia, a cui va riconosciuto il merito
di avere prima rinvenuto e poi attentamente interpretato il
pensiero del Grimaldi, ma soprattutto di essere riuscito a
coglierne i motivi dell'adesione ai programmi dell'Illuminismo,
nella sua "versione" meridionalistica, della cui storiografia,
anche con riferimento all'epoca culturale antecedente, Crispini
stesso è senz'altro uno dei maggiori esperti.
Il suo resta l'unico, serio studio critico del capolavoro del
Grimaldi e delle opere minori, senza nulla voler togliere,
comunque, alla validità delle analisi contenute nel saggio di
Vincenzo Ferrone, F.A. Grimaldi e l'ineguaglianza. Le radici
scientifiche dell'illuminismo conservatore, in I Profeti
dell'Illuminismo, pubblicato nel 1985 da Laterza. Tra Vico e il
tardo Illuminismo napoletano. La riflessione etico-politica di
F.A. Grimaldi, il testo che fa da introduzione all'opera è
l'ultimo di una serie di scritti con cui Crispini ha sin qui
dato uno spessore qualitativo alla non ampia letteratura critica
sul Grimaldi. Nella nota bio-bibliografica che chiude
l'introduzione, Crispini cita solo uno di questi suoi saggi, il
più recente, e cioè Filosofia e politica tra settecento e primi
anni dell'Ottocento, in Storia della Calabria moderna e
contemporanea (Roma, 1997), ma vale la pena segnalare almeno due
precedenti contributi critici: F.A. Grimaldi, la "virtù antica",
il "savio politico", in Seminara nella cultura italiana (Bordighera,
1993), e Gaetano Filangieri e F. A. Grimaldi nei due "elogi" di
Salfi e Delfico, in Settecento Calabrese (Cosenza, 1985). Grazie
alla varietà delle argomentazioni e delle interpretazioni
relative alle questioni di fondo (e cioè l'etica, la politica e
il diritto) questi saggi offrono, nel loro complesso, una
visione organica della filosofia grimaldiana. Le Riflessioni
sopra l'ineguaglianza tra gli uomini sono il segno tangibile
della maturità dell'autore, una "decisa fase di arrivo", come la
definisce Crispini, verso "una veduta solidale di etica, diritto
e politica", che è possibile rintracciare a sprazzi anche nelle
opere precedenti, e cioè la Lettera sopra la Musica, del 1766,
in cui l'autore distingue una musica voluttuosa da una
filosofica, "norma del pensare ordinato, che incammina sulla via
della virtù", il De successionibus legittimis, testo giuridico,
dello stesso anno, e le biografie: Vita di Ansaldo Grimaldi
(1769), dove, ancor prima di Filangieri, è bene espressa
l'esigenza di affidare ad una legislazione il compito di "tirare
le passioni della nazione alla concordanza del bene comune", e
Vita di Diogene Cinico (1777), in cui il Grimaldi spiega
l'ineguaglianza come conseguenza dei bisogni .Le opere minori
rappresentano il percorso speculativo che conduce alle
Riflessioni, nelle quali Grimaldi, nel tentativo di superare il
significato tradizionale dei termini uguaglianza ed
ineguaglianza, approda alle idee di sviluppo, civiltà,
progresso. |