Uomini illustri

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Anno II - Ultimo aggiornamento 15/11/2005

a cura di Domenico Oliveri

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Francesco Antonio Grimaldi - nato a Seminara nel 1741, morì a Napoli nel 1784 - occupò un posto particolare in quella vasta schiera di illuministi che animarono il riformismo napoletano del Settecento. Appartenente a una nobile famiglia di origini genovesi, e fratello di quel Domenico autore del Saggio sull'economia campestre per Calabria Ultra, Francesco Antonio Grimaldi scrisse diverse opere che comprovarono la sua attenzione ai temi di una filosofia sociale e civile.
Il suo nome però oltre agli Annali del Regno di Napoli legato soprattutto a queste Riflessione sopra l'ineguaglianza tra gli uomini apparse a Napoli tra il 1799 e il 1780, in cui si venne sviluppando una teoria etico-giuridica della politica e la lezione di G.V.Vico rimodellata in una compiuta "filosofia civile". Un'opera di grande valenza e respiro, attenta a tutte le diverse tensioni della cultura contemporanea, e perciò articolata nelle sue argomentazioni, sviluppo di un percorso che si propone di arginare non solo le idee di Rousseau, ma di costruire una visione solidale di etica, diritto e politica, in cui "la stessa ragione scientifica riesce a dare forti basi secondo una realistica scienza dell'uomo che mantiene fisso ed insuperabile il dato della propria condizione naturale' ".A tal proposito denunziò la profonda arretratezza dei settori economici della sua terra e, sull'esempio del Genovesi e dei riformatori napoletani, propose urgenti riforme nella pratica utilità del lavoro, considerando la natura come la "salvezza" dal male umano e l'agricoltura come la principale fonte di vita della Calabria.
Una Calabria, quella della seconda metà del '700, dilaniata nel tessuto sociale, sotto il dominio feudale e con una piccola borghesia rurale che faceva da arbitro dei beni dei braccianti e dei coloni, e che tentava ad ogni costo di impossessarsi delle redini economiche, ancora in mano alla nobiltà. La povertà, i soprusi e gli abusi legati al sistema feudale, il mancato trapasso della proprietà dal baronato alla borghesia, l'inefficienza degli apparati burocratici, la mancanza di progetti riformistici, l'inesistenza di industrie (vi era solo quella della seta, peraltro in perenne crisi), l'inadeguatezza dei mezzi, rudimentali ed antiquati, delle pur coraggiose attività artigianali e le pochissime scuole non lasciavano indifferenti gli intellettuali calabresi, quasi tutti, come i fratelli Grimaldi, formatisi nell'ambiente culturale della capitale del Regno, e che agivano sull'impervio terreno delle riforme, dall'economia alla politica e allo stato sociale.
La molteplicità dei problemi e delle negatività persistenti richiedeva l'attenzione di menti eclettiche e l'esperienza di poliedrici uomini di cultura.
Non a caso Francesco Antonio Grimaldi fu insieme uno storico, un filosofo, un giureconsulto, un fine sociologo, un politologo. Le stesse Riflessioni sopra l'ineguaglianza tra gli uomini non sono altro che una sintesi efficace di variegati impulsi, il frutto degli studi più disparati, il risultato finale di accurate ricerche nei vari campi del sapere a riprova della sua profonda erudizione. L'imponente opera del Grimaldi è una delle più importanti testimonianze della tensione intellettuale con cui i calabresi partecipavano, seppure in ritardo, al dibattito illuminista del Settecento. E non poteva essere più felice la scelta di affidare la presentazione e la cura di quest'attesa riedizione delle Riflessioni a Franco Crispini, ordinario di Storia della Filosofia all'Università della Calabria, nonché Preside della Facoltà di Lettere e Filosofia, a cui va riconosciuto il merito di avere prima rinvenuto e poi attentamente interpretato il pensiero del Grimaldi, ma soprattutto di essere riuscito a coglierne i motivi dell'adesione ai programmi dell'Illuminismo, nella sua "versione" meridionalistica, della cui storiografia, anche con riferimento all'epoca culturale antecedente, Crispini stesso è senz'altro uno dei maggiori esperti.
Il suo resta l'unico, serio studio critico del capolavoro del Grimaldi e delle opere minori, senza nulla voler togliere, comunque, alla validità delle analisi contenute nel saggio di Vincenzo Ferrone, F.A. Grimaldi e l'ineguaglianza. Le radici scientifiche dell'illuminismo conservatore, in I Profeti dell'Illuminismo, pubblicato nel 1985 da Laterza. Tra Vico e il tardo Illuminismo napoletano. La riflessione etico-politica di F.A. Grimaldi, il testo che fa da introduzione all'opera è l'ultimo di una serie di scritti con cui Crispini ha sin qui dato uno spessore qualitativo alla non ampia letteratura critica sul Grimaldi. Nella nota bio-bibliografica che chiude l'introduzione, Crispini cita solo uno di questi suoi saggi, il più recente, e cioè Filosofia e politica tra settecento e primi anni dell'Ottocento, in Storia della Calabria moderna e contemporanea (Roma, 1997), ma vale la pena segnalare almeno due precedenti contributi critici: F.A. Grimaldi, la "virtù antica", il "savio politico", in Seminara nella cultura italiana (Bordighera, 1993), e Gaetano Filangieri e F. A. Grimaldi nei due "elogi" di Salfi e Delfico, in Settecento Calabrese (Cosenza, 1985). Grazie alla varietà delle argomentazioni e delle interpretazioni relative alle questioni di fondo (e cioè l'etica, la politica e il diritto) questi saggi offrono, nel loro complesso, una visione organica della filosofia grimaldiana. Le Riflessioni sopra l'ineguaglianza tra gli uomini sono il segno tangibile della maturità dell'autore, una "decisa fase di arrivo", come la definisce Crispini, verso "una veduta solidale di etica, diritto e politica", che è possibile rintracciare a sprazzi anche nelle opere precedenti, e cioè la Lettera sopra la Musica, del 1766, in cui l'autore distingue una musica voluttuosa da una filosofica, "norma del pensare ordinato, che incammina sulla via della virtù", il De successionibus legittimis, testo giuridico, dello stesso anno, e le biografie: Vita di Ansaldo Grimaldi (1769), dove, ancor prima di Filangieri, è bene espressa l'esigenza di affidare ad una legislazione il compito di "tirare le passioni della nazione alla concordanza del bene comune", e Vita di Diogene Cinico (1777), in cui il Grimaldi spiega l'ineguaglianza come conseguenza dei bisogni .Le opere minori rappresentano il percorso speculativo che conduce alle Riflessioni, nelle quali Grimaldi, nel tentativo di superare il significato tradizionale dei termini uguaglianza ed ineguaglianza, approda alle idee di sviluppo, civiltà, progresso.

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