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Anno II - Ultimo aggiornamento 19/09/2005

a cura di Domenico Oliveri

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Scultura in pietra raffigurante un monaco in preghiera, proveniente dal Convento dei Cappuccini
 
Bassorilievo cinquecentesco raffigurante il patrono del paese
 

Bassorilievo cinquecentesco, raffigurante l'entrata di Carlo V a Seminara

Seminara figlia legittima di Taureana

Secondo molti autorevoli studiosi Seminara fu fondata tra il settimo e l’ottavo secolo, presumibilmente, dalla vicina Taureana gravemente danneggiata dalle varie scorrerie dei Saraceni d’Africa e dei Longobardi verso la fine del VI secolo dell’era volgare.
In seguito all’ultimo assalto del 951, infatti, un’orda di Arageni, Mori e Cartaginesi distrusse Taureana, i cui abitanti, consapevoli di non potersi apprestare a valida difesa, trovarono scampo nei vicini castelli, la maggior parte a Seminara, la quale , invece , era riuscita a resistere e a non farsi distruggere dalle medesime scorrerie. Questo esodo forzato della popolazione di Taureana, antica colonia greca, segnò la grecizzazione di Seminara. Ma forse la testimonianza più probante dell’assimilazione della cultura greca sin dai tempi delle prime colonizzazioni del VIII e VII secolo A.S. è la produzione della ceramica in particolare delle maschere, delle anfore, delle “ bumbule” e delle “cortare”. Come non riconoscere, infatti, nelle forme più antiche delle maschere seminaresi, a buon diritto famose, le rappresentazioni più classiche ed antiche del teatro greco. Forme ed espressioni chiaramente personalizzate attraverso il filtro di una cultura indigena che comunque doveva essere notevole anche prima della colonizzazione greca.
Dopo la distruzione di Taureana, Seminara, che ne ereditò il prestigio religioso ed il potere politico, cominciò ad esercitare la sua influenza su tutto il territorio ad essa circostante e furono suoi casali: Palme (oggi Palmi), S. Anna, Strangi, Petrola, S. Andrea e S. Opolo.
Seminara fu anche centro d’importanza commerciale e militare perché attraversata dalla via consolare << Popilia >> che collegava dal foro di Capua la via Appia con Reggio Calabria. Percorrendo questa strada l’imperatore Carlo V, dopo la vittoria di Tunisi, nel viaggio da Reggio verso Napoli passò per Seminara e vi sostò nel 1535.
I più importanti fatti d'arme che si verificarono in territorio di Seminara furono le ormai famose battaglie tra francesi e spagnoli in contrada "Figurella" nel 1495, vinta dai francesi e, durante la quale lo stesso Re di Napoli, Ferdinando II d'Aragona, si salvò riparandosi entro le mura di Seminara; la seconda fu combattuta in contrada "S. Leo" nel 1503 e vide vittoriosi gli spagnoli. In entrambe le battaglie i feriti di entrambi le parti furono ricoverati nell'ospedale "S.S. Trinità" in Seminara.
Testimonianza della viva fede religiosa e del potere ecclesiale che gestiva gran parte della vita pubblica è lo stesso straordinario numero di chiese e conventi esistenti dentro e fuori le mura della città. Un manoscritto del tempo ( Platea Acquino, edita a Seminara nel 1932 e composta nella parte centrale da Tiberio Acquino, morto nel 1797) elenca ben 32 chiese e 8 conventi il più antico e importante dei quali era quello di S. Filareto, dove svolse, per un certo periodo di tempo, i suoi studi filosofici Bernardino Telesio di Cosenza.
A Seminara nasceva nel 1290 il monaco Bernardo Barlaam, Teologo Umanista e Filosofo, iniziatore della polemica “Esicastica” con la Chiesa Ortodossa e maestro di greco del Petrarca.
L’antica città di Seminara venne distrutta quasi completamente dal terribile terremoto del 5.2.1783 e, la nuova cittadina venne progettata e costruita più a monte dello stesso crinale aspromontano su pianta del reggio architetto Vincenzo Ferrarese. Nuovamente devastata dal sisma del 1908 Seminara trovò grazie alla tenacia ed al coraggio della propria gente la forza per risorgere dalle rovine.

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Arco di Rosia (bastione del X sec.)
 
Palazzo Mezzatesta (XIX secolo)

 

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